Studio Medico Dott. Alfonso Cocco

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visite domiciliari

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VISITE DOMICILIARI
(si veda al riguardo anche la pagina sui certificati di malattia)

E' opportuno ricordare che secondo le norme convenzionali (art. 47 A.C.N.):


L'attività medica viene prestata nello studio del medico o a domicilio, avuto riguardo alla non trasferibilità dell'ammalato (allo studio del medico, ndr).

La visita domiciliare deve essere eseguita di norma nel corso della stessa giornata, ove la richiesta pervenga entro le ore dieci; ove invece, la richiesta pervenga dopo le ore dieci, la visita dovrà essere effettuata entro le ore dodici del giorno successivo.


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LE VISITE DOMICILIARI

Devono essere richieste direttamente (a voce) al medico. Non è possibile chiedere visite domiciliari tramite email, nè con sms, nè per il tramite della segretaria e-o dei familiari del medico.


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A proposito di richieste improprie di visite domiciliari:

CONDANNIAMO TUTTI GLI ABUSI di Ugo Ruffolo



DA UNA INTERVISTA ALL' AVVOCATO PROF. UGO RUFFOLO
(Professore Ordinario titolare della I Cattedra di
Diritto Civile e Diritto della Comunicazione dell’Università di Bologna
già Professore a contratto alla Luiss di Roma
Professore incaricato all’Università di Perugia e di Calabria)


L'ammalato è sacro, ma il medico di famiglia non è un servo della gleba al suo servizio
incondizionato. Lo ha detto la Cassazione, confermando che la visita domiciliare è gratuita
solo quando l'ammalato è "intrasferibile".


L'ammalato che abusa del diritto di pretendere visita a domicilio esige dunque una prestazione che esula dalla convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. La visita diventa così "privata"; e come tale va pagata al medico. Il ragionamento non fa una piega. Quanto alla facilità e trasparenza della sua applicazione, siamo in alto mare. Ma andiamo con ordine. E' ovvio che la visita fuori convenzione va pagata. I disservizi della sanità non possono finire sulle spalle dei medici di base. E' così doloroso, ma ovvio, che il malato che abusa va castigato. Lo impone la normale disciplina dei contratti, che regola sia la convenzione fra medici e Servizio Sanitario, sia il rapporto tra quest'ultimo e i pazienti. Ne deriva allora una importante conseguenza: non solo il testo della convenzione segna il discrimine fra le visite a domicilio gratuite e non, legandolo al requisito della "trasferibilità", ma la più generale norma sui contratti esige che essi si eseguano secondo "correttezza" e "buona fede". E' questo il parametro che consente di dire quanto grave deve essere il malato per ritenerlo "intrasferibile", sì che "il solo fatto dello spostamento possa, con rilevante probabilità causare rischi gravi o condizioni di vita particolarmente penose". Sia il malato che il medico debbono comportarsi "secondo buona fede": il primo nel determinare quando chiamare a domicilio per reale impossibilità di recarsi in ambulatorio; il secondo, per stabilire quando il paziente ha barato e la visita deve essere pagata. Facile a dirsi. L'inghippo, amaro ma inevitabile, è che il medico è controllore di se stesso, potendo egli medesimo, dopo la visita, determinare se la chiamata a domicilio era evitabile. Il medico è così arbitro incensurabile? Non è detto. Anche il medico, se sbaglia paga; e addirittura in sede penale se esige onorari per visite gratuite dovute, solo dichiarando trasferibili malati nella realtà intrasferibili. Ovvia, ma amara (perché ovviamente inevitabile) è la circostanza che l'abuso del medico può essere rilevato solo da un altro medico: che andrà tempestivamente chiamato ma altrettanto tempestivamente pagato; salvo farsi risarcire coi tempi, i mezzi e i costi della nostra giustizia. Anche la giustizia, come "la mutua", arriva solo fino ad un certo punto. Poi bisogna pagare.

Qui alcune riflessioni di un pediatra di famiglia sull' errato-eccessivo utilizzo della visita domiciliare (un fenomeno tipicamente italiano praticamente sconosciuto in tutte le altre parti del mondo). Tali riflessioni sono esattamente sovrapponibili alla realtà quotidiana della medicina generale. Nessuno si sorprende quasi più del fatto che i pediatri visitano i bambini con febbre alta a studio. Questa situazione stranamente invece ancora resiste per gli adulti che ritengono la febbre alta motivo valido quasi indiscutibile di diritto a visita domiciliare.

ultimo aggiornamento pagina: 31/03/11

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