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T.O.S. (Terapia Ormonale Sostitutiva
E' stato redatto il documento definitivo della Conferenza di consenso: "Quale informazione per la donna in menopausa sulla terapia ormonale sostitutiva?" con le raccomandazioni della giuria e le motivazioni che le spiegano.
L'informazione sulla Terapia ormonale sostitutiva che arriva alla donna dalle fonti mediche e giornalistiche è nel complesso carente dal punto di vista metodologico, è contraddittoria e presenta conflitti di interesse. Esiste quindi il rischio che un'informazione non corretta privi della TOS le donne che potrebbero averne un beneficio.
In definitiva, è richiesta più informazione sulla conoscenze disponibili, sui vantaggi e gli svantaggi della terapia, sulle incertezze che ci sono, sulle alternative - farmacologiche e non - e sulla loro efficacia.
Il documento definitivo di consenso è stato approvato dalla giuria, presieduta dall'avvocato Angelo Benessia, e le raccomandazioni saranno divulgate dal comitato promotore della conferenza di consenso, composto dal progetto Partecipasalute - Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, Agenzia di editoria scientifica Zadig, Centro Cochrane italiano - e dal Sistema nazionale linee guida - Istituto superiore di sanità. Il progetto ha ricevuto il sostegno della Compagnia di San Paolo.
Per scaricare il documento definitivo di consenso sulla TOS clicca qui
alcuni punti salienti estratti dal documento definitivo di consenso:
1. Per quali scopi si può consigliare la TOS, a quali donne, per quanto tempo?
La TOS va riservata alle donne con menopausa precoce, che va considerata un quadro patologico, e a quelle che lamentano sintomi vasomotori e disturbi del sonno percepiti come importanti e persistenti, mentre la secchezza vaginale e il dolore nei rapporti sessuali (dispareunia) non sono di per sé
indicazione ad una TOS per via sistemica e dovrebbero essere trattati con preparati topici che risultano
generalmente efficaci.
Il caso delle donne che, pur non avendo disturbi importanti hanno però un vissuto negativo della
menopausa e perciò desiderano fare uso della TOS, non può essere oggetto di una raccomandazione
generalizzabile, ma va valutato nel rapporto con il medico curante. Le donne devono essere preliminarmente ben informate della transitorietà (salvo la secchezza vaginale) e benignità dei sintomi, dei benefici e potenziali rischi della terapia ormonale, della frequente ricomparsa dei sintomi alla sospensione del trattamento e delle alternative terapeutiche non ormonali che potrebbero ridurre i disturbi, per permettere una decisione pienamente consapevole. Alle donne devono essere fornite informazioni relative agli stili di vita opportuni e alle terapie non farmacologiche disponibili (vedi punto 3).
Non vi sono dati di letteratura circa la durata ottimale del trattamento per il controllo dei sintomi. Si
raccomanda di attenersi alle linee guida, che suggeriscono tempi di utilizzo più brevi possibili (pur
senza quantificarli) e dosi minime efficaci.
2. La TOS, sulla base degli studi attualmente disponibili, non è consigliabile a scopo preventivo per uno sfavorevole rapporto fra benefici e rischi in quanto:
a) comporta un rischio specifico di tumore alla mammella correlato alla durata e probabilmente al
tipo di trattamento estroprogestinico utilizzato;
b) in ambito cardiovascolare non vi sono prove di efficacia preventiva derivanti da studi randomizzati
riguardo l’infarto, mentre è provata una aumentata incidenza di ictus e di episodi tromboembolici
venosi, indipendentemente dall’età;
c) per quanto riguarda le fratture osteoporotiche, non è di norma consigliabile un trattamento
preventivo anticipato anche di decenni rispetto all’età in cui le fratture diventano più frequenti;
d) in ambito neurologico non vi sono prove di efficacia preventiva rispetto alle demenze e ai
deterioramenti cognitivi.
3. Su quali alternative, soprattutto non farmacologiche, è utile maggiore informazione?
È opportuno che le donne siano informate sulla temporaneità e benignità dei sintomi, sulla possibilità
sia di trattarli con la TOS, sia di affrontarli con alternative non farmacologiche.
La menopausa va colta come occasione per proporre cambiamenti salutari e non medicalizzanti dello
stile di vita, che comportano benefici al di là degli effetti sui sintomi della menopausa. In particolare,
vanno raccomandati:
* l’attività fisica, che riduce il rischio di osteoporosi, il rischio cardiovascolare, il peso,
l’incontinenza urinaria, i sintomi vasomotori;
* una dieta appropriata, che riduce il rischio di osteoporosi, il rischio cardiovascolare, il peso e i
sintomi vasomotori.
Dieta in menopausa
Si deve tener conto che:
* in menopausa la domanda di energia e di specifici nutrienti - a seguito delle modificazioni ormonali caratteristiche di questo periodo – cambia sensibilmente, tanto che, non di rado, si rende necessario ridurre il consumo di alcuni alimenti (in particolare di quelli più ricchi di grassi e di calorie);
* vi sono indicazioni che gli estrogeni vegetali contenuti nella soia, nei suoi derivati e in molti altri vegetali possano contribuire a ridurre i disturbi della menopausa55, e in alcune popolazioni orientali i disturbi vasomotori sembrano essere molto più rari;
* opportune correzioni delle abitudini alimentari possono produrre effetti benefici nei confronti di alcune patologie che, nell’età climaterica, si fanno più frequenti: malattia coronarica, tumori (in particolare carcinoma mammario e del colon) osteoporosi.
Attività fisica in menopausa
L’effetto più frequentemente studiato è nella riduzione della morbidità e mortalità cardiovascolare65 66, ma positivi effetti dell’esercizio fisico (ancorché su end-points surrogati) si sono dimostrati nelle donne in postmenopausa per la prevenzione ed il trattamento dell’ipertensione, delle dislipidemie, sul sistema muscolo-scheletrico70, sull’umore e sulla qualità di vita (inclusa la qualità del sonno). L’attività fisica riduce i livelli estrogenici, aumentando quelli della SHBG (Sex Hormon-Binding Globulin) e conseguentemente riduce i sintomi climaterici vasomotori. Particolarmente positiva è da ritenersi l’interazione tra dieta ed esercizio fisico75. La revisione di World Cancer Research Found suggerisce inoltre la protezione dell’attività fisica nei riguardi del rischio di tumore della mammella e del colon.
La protezione e i benefici sono presenti anche per una attività fisica moderata80: il suggerimento derivato dalla letteratura è quello di 30 minuti di attività, ad esempio il cammino, per 5 giorni la settimana o più.
5. Quali bisogni informativi hanno le donne?
È richiesta una informazione scientificamente fondata e indipendente, sia per le donne sia per il
personale sanitario:
* sul concetto di menopausa quale evento naturale della vita;
* sui sintomi attribuibili alla menopausa, sulla loro possibile durata, e modalità di controllo;
* sulle possibili terapie, farmacologiche e non, la loro efficacia e i loro rischi;
* sugli stili di vita più opportuni
Limitatamente alle donne nel periodo di transizione alla menopausa, è necessario informare della
persistente possibilità di cicli ovulatori e quindi della minore affidabilità di metodi contraccettivi
naturali.
6. Come si può interpretare criticamente l’informazione su questo tema? Quali rischi comporta una cattiva informazione rivolta al pubblico e ai medici? Come evitarli?
L’informazione sulla TOS ne ha inizialmente enfatizzato i vantaggi, ridimensionati successivamente
dalla letteratura, che ne ha evidenziato i rischi. La qualità complessiva dell’informazione sulla menopausa, dalle fonti mediche e giornalistiche evidenzia carenze metodologiche, contraddittorietà e presenza di conflitti di interesse (economici, ma anche professionali). Attualmente è presente anche il rischio che una non corretta informazione privi della TOS quelle donne che presentano disturbi non tollerati e ne potrebbero quindi beneficiare con rischi relativamente modesti. È richiesta la diffusione di una informazione scientificamente corretta sulle conoscenze disponibili, vantaggi, svantaggi, comprese le aree di incertezza, sulle alternative, farmacologiche e non, e sulla loro efficacia o meno.
L’informazione al pubblico non dovrebbe essere finalizzata a promuovere la TOS né a suscitare timori
sproporzionati. Ogni decisione terapeutica deve essere infatti presa nell’ambito di un rapporto
interpersonale tra la donna e il medico, perché deve tener conto delle specifiche condizioni della
donna, delle sue preferenze e priorità.
ultima modifica di questa pagina: 21/06/10
